Biografia

Giovanni Korompay

Giovanni Korompay nasce a Venezia il 26 aprile 1904.

Nel 1922, a diciotto anni, assiste ad una conferenza di Filippo Tommaso Marinetti, padre del movimento futurista. Folgorato dall’incontro dipinge la sua prima opera futurista, Rumore di locomotiva, perfetto esempio dell’iconografia del “secondo futurismo” di carattere meccanicista.

Nel 1936 la professione di stenodattilografo lo porta a Ferrara: qui collabora con il “Corriere Padano”, il quotidiano fondato da Italo Balbo e Nello Quilici nel 1925.

A Ferrara Korompay entra in contatto col ricco humus culturale estense, le cui influenze lasceranno un segno indelebile sulla sua produzione nei decenni a venire.

Nel luglio del 1936 sposa Magda Falchetto, pure lei veneziana ed aeropittrice, con la quale condividerà arte ed amore.

Nel 1944 lo studio in viale Belvedere, nei pressi della stazione, viene raso al suolo da un bombardamento. Gran parte della produzione futurista è distrutta e ciò rende tuttora difficile collocare con precisione Korompay all’interno dell’avanguardia futurista e, in particolare, nel filone aeropittorico. Il successivo trasferimento a Bologna, nel 1945, costituisce la fine di un’epoca. Egli ne è consapevole come artista e come uomo. Dovendosi necessariamente lasciare alle spalle le ceneri di un lavoro di oltre vent’anni, Korompay cerca comunque di proiettarsi verso una nuova evoluzione creativa del suo linguaggio che presto sfocerà in inattesi e felici esiti; d’altro canto, egli è passato da personali entusiasmi nei confronti del fascismo e della sua politica di promozione artistica alla presa d’atto di una cruda realtà di disfatta politica e militare, di distruzione degli animi e di necessità di ricostruzione etica e civile delle coscienze.

Il panorama artistico che Korompay incontra a Bologna è ben differente da quello ferrarese La Bologna che trova, e che diede i natali al più carismatico degli aeropittori futuristi, Tato, è una città sicuramente meno artisticamente periferica, seppur stravolta dagli esiti del secondo conflitto mondiale; nessuno vuol più parlare di battaglie e bombardamenti, né tantomeno di Aeropittura di guerra, ma solo ritrovare un meritato equilibrio. Forse il futurismo è morto con Marinetti, alla fine del 1944. È compito degli artisti, privi del loro carismatico fondatore, riuscire a mantenerne la forza dirompente e a tramandarne le gesta.

Korompay non si fa certo cogliere impreparato, avendo sviluppato negli anni un filone parallelo a quello futurista-aeropittorico (da cui peraltro s’era originato), e dopo una cesura espositiva di quasi cinque anni rientra nel circolo delle rassegne artistiche bolognesi. Divenuto segretario del movimento futurista, organizza nel 1951 la “Mostra nazionale della pittura e della scultura futuriste”, primo evento espositivo sul Futurismo del dopoguerra che avrà purtroppo scarso successo a fronte di una critica quasi interamente ostile.

Dalla seconda metà degli anni Cinquanta comincia un’attenta rivalutazione del periodo del “secondo Futurismo” e, nel caso particolare, anche dell’opera del nostro Giovanni Korompay.

Il 1956 è l’anno della prima personale all’Opera Bevilacqua la Masa, giunta alla sua quarantaquattresima edizione. Korompay, presentato da Duilio Courir, espone diciotto quadri ad olio e cinque disegni. Nell’edizione del 1958 è invece Maurizio Calvesi, fra i suoi più attivi sostenitori, a redigerne il catalogo. La mostra si rivela un successo di critica e di pubblico.

Nel 1960 Korompay viene invitato alla XXX edizione della Biennale di Venezia, cui aveva partecipato nelle edizioni dal 1936 al 1942 in forza alla compagine futurista. Presentato ancora una volta da Calvesi, espone una selezione di diciotto acqueforti di recente produzione.
Espone per l’ultima volta alla Biennale del 1968, in una sala a lui dedicata. Nell’anno della contestazione molti artisti scelgono di rivolgere le proprie opere verso la parete o, addirittura, di non partecipare alla rassegna. Korompay partecipa regolarmente e una sua opera, Atmosfera di un chiostro mediterraneo, viene deturpata da una svastica.

Nel 1969 il riconoscimento della lunga carriera artistica lo conduce alla X Biennale di San Paolo in Brasile. Nel 1975 espone alla Marlborough Gallery di Roma, mentre nel 1979 Franco Solmi cura quella che è ancora oggi la più ricca e completa rassegna sull’artista veneziano, allestita presso la Galleria d’Arte moderna di Bologna.

Pochi mesi prima dell’inaugurazione bolognese Korompay viene colpito da un ictus che gli compromette parzialmente l’uso della mano destra. Per questo si trasferisce, agli inizi degli anni ottanta, in una casa di soggiorno per anziani a Rovereto, assieme alla moglie Magda. Instancabile come sempre, chiede di poter continuare a dipingere in una stanza-studio allestita appositamente per lui.

Qui muore il 21 marzo 1988.